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Quando non riusciamo ad essere buoni genitori PDF Stampa E-mail
Articoli - Pubblicazioni
di Giancarlo Signorini

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       Sono un appassionato di montagna e la scorsa estate ero in vacanza con mia moglie
sulle dolomiti. Il tempo era spesso coperto e piovigginoso e limitava molto le nostre
escursioni. Finalmente una mattina si presentò un bel sole e il cielo appariva terso e
sgombro di nubi così decidemmo in fretta di salire in cabinovia verso un rifugio, dal quale
poi si doveva proseguire a piedi per raggiungere un punto panoramico molto suggestivo.
La cabinovia utilizzava cabine piuttosto piccole dove potevano entrare 4-5 persone al
massimo. Questo mi permise di assistere molto da vicino all'episodio che vado a
raccontare.
      Entrammo nella cabina assieme a due giovani genitori con due bambini: un maschietto
di 7 – 8 anni e una piccola femminuccia che poteva avere non più di 2 anni. Appena la
cabinovia si mosse e iniziammo a salire lungo i pendii scoscesi della montagna la madre,
supportata dal padre, iniziò a redarguire la piccolina perché questa si era impuntata e
aveva voluto tenere con sé il pass della cabinovia che doveva servire per il ritorno. “Se
perdi il pass ritorni a piedi!”, continuavano a ripetere con un certo fastidio i due genitori che
si mostravano risentiti e indispettiti perché la piccola non aveva dato loro retta. (In effetti il
rischio era reale perché, se non vado errato, alla stazione di arrivo, su in alto, non era
possibile acquistare un nuovo pass per la discesa; e, se la salita a piedi era lunga, dura e
impervia, non sarebbe stata certo più agevole, né meno pericolosa, la discesa per lo
stesso sentiero con i burroni e gli strapiombi che si presentavano ad ogni curva.) La madre
continuava col suo ritornello, pedante quanto inutile, accusando la piccolina di non avere
senno, di essere sciocca e stupida. Il risultato, ovviamente (ma non per la madre) era
quello di far irretire e arrabbiare sempre più la bambina che si incaponiva nel suo
atteggiamento ribelle e ostinato... così come avrebbe fatto qualunque bambino piccolo in
quella circostanza!


      Sovrastimare la capacità cognitiva/valutativa

    Mettiamoci dalla parte della bambina: cosa poteva capire e percepire in quella
situazione? Poteva sì comprendere il significato delle parole «tornare a piedi» che
indicava il dover camminare, ma era in grado di valutare la lunghezza, la difficoltà e la
pericolosità del percorso? Era in grado di stimare la fatica che avrebbe dovuto sopportare
scendendo a piedi sino giù a valle? Poteva rendersi conto che ad un certo punto sarebbe
crollata e i suoi avrebbero dovuto prenderla in braccio? A meno che non fosse stata un
genio la risposta è indubitabilmente 'no'. L'unica cosa che percepiva bene era
l'aggressività dei genitori
e il fastidio conseguente che gliene derivava. Certo coglieva
bene il fatto che loro erano arrabbiati con lei perché non aveva dato loro retta, perché non
faceva quello che loro si aspettavano e che reclamavano con tanta insistenza; ma è
risaputo: nei bimbi piccoli, specialmente a quell'età, il desiderio di opposizione, di
contrapposizione è molto potente poiché fa sentire forti, capaci, potenti. E, più i genitori si
accaniscono più la risposta di opposizione è forte, marcata, accentuata. E non potrebbe
essere altrimenti. (Anzi, è importante per la loro crescita che i bimbi siano in grado di
sviluppare una capacità reattiva e oppositiva: questa considerazione andrebbe sviluppata
ulteriormente ma questo ci porterebbe lontano dagli scopi del presente articolo.) Il discorso
sarebbe stato radicalmente diverso se al posto della piccolina ci fosse stato il fratello, il
quale a 7-8 anni era in possesso di ben altre capacità di valutazione.


     Prendere posizione anziché lamentarsi

   Il primo errore di questi genitori - sicuramente involontario - è stato quello di accettare
la sfida della piccola; sfida che, peraltro, hanno in qualche modo favorito evitando di
prendere posizione verso di lei. In alcuni casi – e questo ne è un esempio lampante - le
parole sono assolutamente inutili, sono un di più che non serve se non ad alimentare
ancora di più il clima di tensione già presente. Come avrebbero dovuto comportarsi questi
genitori alle prime avvisaglie dei capricci della piccolina? (E qui mi vengono in mente tanti
genitori che vedo in terapia e che mi pongono questa domanda con un tono di fastidio, di
insofferenza e con l'atteggiamento di chi le ha provate tutte come per dire non c'è
soluzione a quei capricci!
) La risposta è semplice: bisogna agire. Non con le parole, ma
coi fatti. Essi avrebbero dovuto con fermezza e determinazione prendere dalle mani della
piccola il pass accompagnando questo gesto con un semplice quanto perentorio: “tu
questo non lo puoi tenere”. Già mi immagino la perplessità dei genitori che stanno
leggendo in questo momento e che avrebbero una gran voglia di dirmi: 'la fa facile lei ma
se sapesse quanto è ostinata nostra figlia!', oppure: 'lei non sa gli strilli e i capricci che ne
sarebbero seguiti, non ci avrebbe lasciato campare per tutta l'escursione!'.


      Agire anziché rimproverare

    Probabilmente i genitori della piccolina avranno pensato: 'meglio accontentarla se no
non ci fa campare, se no peggioriamo la situazione' (senza valutare il fatto che lasciare la
decisione alla piccola per poi rimproverarla continuamente è notevolmente diseducativo).
Ma, domandiamoci: stava andando bene quella gita? C'era un clima piacevole? C'era una
condivisione di divertimento, di spensieratezza? C'era il piacere di stare assieme? La
risposta è ovviamente 'no'! Allora visto che la situazione era tutt'altro che positiva (anche
da un punto di vista prettamente educativo) bisognava passare all'azione e prenderle il
pass. Senza punizioni, senza fastidi, senza insofferenza, ma, magari, dicendo alla
piccolina con dolcezza, comprensione, anche con un po' di rammarico, ma specialmente
con l'autorevolezza di chi sa quello che dice: “i bimbi piccoli non lo possono tenere ma non
ti preoccupare, lo terrai quando sarai più grande!”. Cosa poteva succedere? La piccolina, lì
per lì, l'avrebbe sicuramente presa male, instizzendosi, magari scalpitando, piangendo,
sbrontolando che non avrebbe più mosso un passo e che si sarebbe rifiutata di salire con
la cabinovia, ecc. I genitori avrebbero allora dovuto, senza mostrarsi infastiditi dai suoi
capricci, contenerla: cioè lasciare, per un po', che si sfogasse predisponendo una sorta di
cordone protettivo intorno a lei e dandole il diritto di sfogarsi (creando al contempo
un'aspettativa positiva circa ciò che ci si aspettava da lei). In altre parole dovevano
mandarle il messaggio forte e a chiare lettere: «lo sappiamo che sei arrabbiata ma non ci
possiamo fare niente; abbiamo fiducia che tra poco riprenderemo la nostra bella gita!»
.
Con ogni probabilità, dopo un po', magari a malincuore, la piccolina avrebbe smesso coi
capricci e circa la impossibilità di tenere per se il pass se ne sarebbe fatta una ragione. E
avrebbe dedicato le sue attenzioni a qualche altro aspetto, magari più interessante, della
gita.

    Essere buoni genitori comporta, tra le altre cose, comprendere e agire di conseguenza.
Naturalmente al momento giusto. C'è il momento per la discussione, per il confronto, per
la spiegazione, e c'è il momento per l'azione. Quando è il momento di agire le parole sono
solo una perdita di tempo e di energie.