Home Pubblicazioni Il disturbo bipolare
Il disturbo bipolare PDF Stampa E-mail
Articoli - Pubblicazioni

dalla  rubrica  RISPONDE LO PSICOLOGO

 (a cura del dr. Giancarlo Signorini)


pubblicato su
Romagna Gazzette 
   
 

IL DISTURBO BIPOLARE


 

    Domanda
  
(dalla lettera di un signore di 40 anni che desidera restare anonimo).
Gentile dottore, una mia cara amica ha sempre sofferto di una forte variabilità dell'umore, cosa che le ha creato non pochi problemi con lo studio, e, oggi, con il lavoro e la famiglia. Ricordo che ai tempi dell'università la prendavamo in giro: era capace di preparare 3 o 4 esami alla volta, nonostante tante notti passate in discoteca, quando noi si faceva fatica a prepararne uno solamente. “Ma quanta coca ti fai?” , le dicevamo per provocarla e non senza una punta d'invidia per tutta quella energia che si ritrovava. Ma lei, per tutta risposta, e con un certo piglio ci rispondeva: “Questo non è ancora niente, vedrete in seguito!”. Poi, però, seguivano periodi di umore basso, e lei scompariva dalla circolazione; si chiudeva in camera, non voleva vedere nessuno, non voleva saperne né di libri da studiare, né di divertimenti di alcun tipo, dormiva e piangeva tutto il giorno.
Oggi si è felicemente sposata, ed ha una situazione socio-economica invidiabile, ma questa forte alternanza dell'umore continua a crearle dei problemi. Si è rivolta ad uno psichiatra che le ha ordinato degli psicofarmaci (di cui non ricordo il nome) che le ha fatto la diagnosi di Disturbo Bipolare. Può dirmi qualcosa in merito?


   Risposta
    Il Disturbo Bipolare (DB) appartiene alla categoria dei Disturbi dell'umore, che comprende tutti quei disturbi che hanno come caratteristica predominante una alterazione del tono dell'umore. Il Disturbo Bipolare (storicamente definito come psicosi maniaco-depressiva) è caratterizzato, come dice la parola stessa, da una doppia polarità che si manifesta: a) come fase maniacale, cioè euforica, con sovrabbondante energia, umore alle stelle, stima di sé esagerata, agitazione psicomotoria; b) come fase depressiva, in cui l'umore crolla, l'energia pure, la visione della realtà è grigia e la considerazione di sé pressoché inesistente.

Affinché si possa parlare di DB vero e proprio, però, sono necessarie alcune condizioni: gli episodi, sia quelli maniacali, sia quelli depressivi devono avere una durata significativa (da una settimana a diversi mesi); devono creare serie difficoltà all'attività lavorativa ed alle consuete relazioni interpersonali; inoltre deve trattarsi di episodi ricorrenti, cioè che si ripetono nel corso del tempo. Esiste un DB di primo livello ed uno di secondo livello, a seconda della gravità. Simile al DB è il disturbo ciclotimico: una alternanza dell'umore cronica e ricorrente ma meno grave di quella del DB propriamente detto. Paradossalmente il momento più pericoloso, per chi è affetto da tale psicopatologia, è quello euforico – maniacale: una esagerata considerazione di sé che, alle volte, nei casi più gravi, può sfociare in un delirio di onnipotenza e può portare la persona a gesti sconsiderati che possono mettere a serio repentaglio la sua incolumità, come pure quella degli altri. E questo per un eccesso di (presunta) sicurezza in se stessi: in un celebre film con R. Gere, Mr. Jones, il protagonista era affetto da disturbo bipolare grave e i momenti più critici si avevano quando l'umore era troppo su e lui sentiva di poter volare.

In qualche modo siamo tutti bipolari in quanto il nostro umore non è mai costante e una certa alternanza di esso è fisiologica. Come ci ha insegnato Freud il “sano” e il “malato” si distinguono solo per un fatto quantitativo e non qualitativo. Il DB, nella sua forma meno grave, si riscontra frequentemente in personalità istrioniche e/o narcisistiche, che sono quelle tipiche di artisti, scienziati, genii. Anche diversi attori sono affetti da tale disturbo.

La terapia più appropriata per il DB va individuata in base alla gravità del disturbo e alle caratteristiche di personalità del soggetto in questione. Personalmente ho seguito un paio di persone con questo disturbo ed ho avuto risultati discreti con la psicoterapia psicodinamica che utilizzo normalmente. Nei casi più gravi, comunque, non si può prescindere dall'intervento farmacologico che può prevedere stabilizzatori dell'umore, ansiolitici, e/o antipsicotici.